C’era una volta… La moglie del Ministro dei Trasporti norvegese

C’era una volta… La moglie del Ministro dei Trasporti norvegese

In settembre, una notizia dal freddo Nord è stata rapidamente rilanciata da tutti principali quotidiani d’Europa: il Ministro norvegese dei Trasporti, Ketil Solvik-Olsen, lasciava l’incarico per consentire alla moglie Tone, medico, di esercitare per un anno presso un ospedale pediatrico statunitense. Una volta tornati a casa, lui riprenderà l’attività politica. La decisione veniva riferita come l’esito di un accordo tra i coniugi secondo cui sarebbe toccato a lui per primo soddisfare le proprie ambizioni.

In sintesi: un uomo fa un passo indietro (o meglio, di lato, perché sempre di un anno stiamo parlando) rispetto a una brillante carriera… e ne parla tutto il continente.

Ironia a parte, le reazioni al messaggio veicolato dal Ministro via FB  e la considerazione che la Norvegia è il secondo paese al mondo per parità di genere (World Economic Forum) non inquadrano del tutto l’eccezionalità della vicenda.

Il profilo più interessante non è infatti la conferma che esistano uomini come Ketil, ma la determinazione di Tone a far valere il vecchio accordo quando la vita l’aveva portata a essere medico e moglie di un uomo “arrivato” (addirittura di un Ministro).

Difficile trovare traccia, in questo caso, di tutti i classici tentennamenti femminili: quelli connessi all’abitudine difare un passoindietro piuttosto di uno avanti, quelli dovuti alla non abitudine ad affermare (dentro e fuori di noi) che siamo capaci e possiamo prenderci quel vogliamo, quelli che ci portano a sentire di doverci giustificare quando otteniamo qualcosa, o quando capiamo che la nostra scelta ci toglierà la comprensione sociale…

Spesso, per noi donne, la vera difficoltà risiede proprio nel mettere in chiaro le nostre priorità – prima di tutto con noi stesse – e, di conseguenza, nel riuscire a tenere loro fede. 

Sappiamo ambire e spenderci molto (per traguardi personali, la carriera, avere figli, persino per prenderci un periodo sabbatico per ritrovarci e poter ripartire…), ma facciamo una gran fatica in termini di consapevolezza. Col risultato che poi siamo le prime a non prenderci sul serio. Così, pur continuando a crederci e a investirci, finiamo con l’accettare che anche il mondo intorno a noi non ci prenda sul serio.

Insomma, guardando un po’ meglio ci accorgiamo che  la vera sfida vinta, per questa donna, non sembra l’aver convinto il marito dell’opportunità del passo indietro: a quello ci ha pensato da solo, e il ritorno mediatico lo porterà sereno a tornare più forte di prima. 

La vera sfida è stata convincere sé stessa, anni fa, che ci voleva un accordo per garantirsi uno spazio futuro di affermazione professionale nell’ambito della coppia e della famiglia. 

E, soprattutto, la sfida è stata esigere l’applicazione di quell’accordo proprio nel momento in cui – da moglie di Ministro – la scala di priorità definita molto tempo prima avrebbe potuto essere accantonata.

Forse può stupire, ma l’esempio, in questa storia, è saggio trarlo da lei.

(nella foto: Vigeland Park, Oslo)

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